

Sei.

Le profonde trasformazioni dell'economia.


27. L'Europa nel Settecento: un generale sviluppo economico.

Da: A. Caracciolo, L'et della borghesia e delle rivoluzioni.
diciottesimo-diciannovesimo secolo, Il Mulino, Bologna, 1979.

Prendendo come pietra di paragone un viaggiatore che per ipotesi
avesse potuto visitare i paesi europei a distanza di cent'anni fra
la fine del Seicento e quella del Settecento, lo storico italiano
Alberto Caracciolo indica in questo brano i grandi cambiamenti
economici che stavano sopravvenendo nel cuore del continente e che
avrebbero certamente stupito quel viaggiatore: pi comode vie di
comunicazione, una migliore alimentazione, l'estendersi di sempre
pi popolose citt, dovuto ad un inarrestabile sviluppo
demografico, ed infine la nascita di una vita pi adatta alle
esigenze delle sempre pi numerose famiglie di stampo borghese.


Prendiamo il Settecento, o secolo diciottesimo, secondo una larga
approssimazione. Facciamolo pure iniziare proprio nel 1700, in
quanto  anche l'anno della morte senza eredi diretti di Carlo
secondo d'Asburgo, re di Spagna [1661-1700], che apr un periodo
contrassegnato da contrastate difficili successioni dinastiche, ma
facciamolo terminare grosso modo, gi alla vigilia delle due
grandi rivoluzioni, l'americana (1776-1783) e soprattutto la
francese (dal 1789). Durante quelle tre generazioni accaddero
eventi politici, militari, dinastici di rilievo, e soprattutto si
accelerarono processi fondamentali per l'affermazione del mondo
intero. In quel periodo possiamo dire che furono gettate le basi
della intera fase storica successiva, in cui le strutture portanti
dell'economia avrebbero preso un tratto capitalistico-industriale,
quelle sociali un tratto borghese, quelle politiche un tratto
liberale o liberaldemocratico. In altre parole, verso lo scorcio
del secolo erano ormai operanti le condizioni affinch nell'Europa
e nell'America settentrionale venisse meno il sistema di rapporti
detto ancien rgime: condizioni che consentirono a una societ
civile matura e ambiziosa, ben lontana ormai dai modelli
medievali, di presentarsi come egemonica, contando di trasformare
il mondo intero a propria immagine e somiglianza.
Prima di analizzare fatti e fenomeni singoli, diamo un'idea di
come verso il 1790 un osservatore colto, muovendo di paese in
paese secondo l'uso del tempo, trovasse cambiato il panorama di
luoghi, cose, civilt, rispetto a chi lo aveva preceduto nel
cosiddetto grand tour (grande viaggio) ottanta o cento anni
avanti.
Gi le condizioni materiali nei movimenti di uomini e di merci
erano molto diverse: moltiplicate e aperte tutto l'anno le grandi
strade, ampie, meglio rifinite e molleggiate le carrozze private e
le diligenze postali, rifatti i ponti sui fiumi ed aperte gallerie
e tagli fra i monti, con una rete di poste per il cambio di
cavalli e di ostelli pi confortevoli, insomma pi facili i
trasporti e gli spostamenti. Intorno, nelle campagne, il paesaggio
mostrava maggior numero di contadini, di capanne, di animali, di
piantagioni, e in molti luoghi per la prima volta nel corso dei
secoli era stato sottratto il terreno a paludi, sterpaie, boschi.
Ancora frequenti nel Continente, ma meno casuali e arbitrarie, le
dogane e i pedaggi per passare da luogo a luogo, di l a poco
spazzati del tutto da leggi rivoluzionarie. Diversa anche
l'alimentazione per un uomo di medio rango: meno ricca e sfarzosa
che nelle gran feste superstiti di nobilt o di corte, composta da
carni d'allevamento pi che di caccia, completata spesso da
prodotti del Nuovo Mondo e da stimolanti - alcolici forti,
cioccolata, caff, fino alla straordinaria fortuna del t verso il
1730-40 - mentre ai poveri restavano spesso granturco o farina di
cereali minori a sostituire il frumento di grano riservato alle
mense pi ricche. E diversi i pasti, anche per il diffondersi e
uniformarsi di alcune regole di galateo e di igiene fra i ceti
elevati.
Molto cambiata era intanto la carta geografica, anche perch con
maggior frequenza agglomerati urbani punteggiavano lo scenario
rurale, pur sempre dominante in Occidente. L'urbanizzazione,
l'addensamento, corrispondevano all'insistente crescita
demografica, per cui il numero di abitanti raddoppi forse -
dall'Asia all'America - fra lo scorcio del '600 e del '700, anche
se va ricordato che in Europa si partiva dai bassi livelli
determinati dalle pesanti epidemie secentesche. Questa crescita
era ormai un fenomeno tipico della modernit, originale risultato
di una diminuzione della mortalit (specialmente infantile), ben
superiore alla flessione che elementi di malthusianesimo (cio
di controllo volontario delle nascite) e di progresso medico, come
il vaccino antivaioloso, provocavano nelle famiglie. Considerando
singoli paesi, troviamo che l'Inghilterra (col Galles) aveva
raggiunto 9 milioni circa allo scorcio del secolo, partendo dai
5,8 censiti nel 1701; l'Italia dagli 11 e mezzo era salita ai 17-
18 milioni; la Francia era cresciuta pi lentamente (dai 19 e
mezzo a forse 25 milioni), al contrario di un gruppo di paesi
germanici per i quali si  calcolato un aumento da 1,9 addirittura
a 4 milioni, e ai paesi slavi, finora poco densamente popolati.
Quanto ai territori americani del Nord, dove proprio in questi
decenni l'afflusso irlandese si sommava prepotentemente a quello
di nazionalit svariate, vi erano forse appena 275 mila abitanti
agli inizi del diciottesimo secolo, mentre al tempo
dell'Indipendenza si era gi ai due milioni e al tempo della
Costituzione intorno ai tre, addensamenti in gran parte nella zona
pi prossima all'Atlantico. [...].
Lo stesso ipotetico viaggiatore europeo del 1785-90 vedeva
diminuiti gli incerti della sua impresa grazie al diffondersi di
guide e di itinerari stampati, che gli indicavano opere
d'arte, personalit famose, musei e teatri, ma anche la buona
cucina e le curiosit locali. Il Settecento  del resto il tempo
delle prime sistematiche descrizioni geografico-economiche dei
vari paesi. Le guide si basano sullo sviluppo della geografia,
della statistica, del prestigioso esprit gometrique (cio dello
spirito geometrico e statistico, appunto). Siamo nel secolo in
cui, dopo i tentativi e progressi alterni del Seicento, hanno
trionfato i criteri della precisione, del senso del tempo, della
concretezza dei rapporti di uomini, cose e istituzioni, secondo
leggi naturali precise che li uniscono, li distinguono, li
collocano.
Il viaggiatore del tardo Settecento passava anche fra altre
differenze rispetto al suo predecessore di un secolo prima. Per
esempio, soggiornava di volta in volta in vere e proprie citt, in
un senso pi vicino - non solo per ampiezza, ma anche per
attrezzature - a quello che intendiamo oggi. Soprattutto le
capitali e le piazze marittime e commerciali (in Inghilterra, gi
anche i centri manifatturieri moderni) erano diventate pi grandi,
dalle antiche mura spesso si dilatavano in periferie e sobborghi.
Per dare qualche cifra, in Inghilterra si era passati da una sola
citt, Londra, a sei citt superiori a 50 mila anime, e la
capitale stessa comprendeva ormai non pi il 5 ma il 10% del
numero di tutti i sudditi del re; nuove capitali come Pietroburgo,
fondata nel 1712, avevano ora 200 mila abitanti, Berlino 170 mila
(contro soltanto 50 mila agli inizi del secolo); e quanto
all'Italia, Napoli, in meno di cent'anni, sal addirittura da 160
a 400 mila abitanti, Torino da 34 a 94, Genova da 77 a 90, Firenze
da 66 a 81, Roma da 141 a 162, Palermo da 100 a 140 mila.
Lentamente, di conseguenza, venivano aperti o distrutti mura e
bastioni, a vantaggio di ampie piazze e strade illuminate e di
primi servizi igienici e sociali, oltre che di grandi edifici
pubblici e privati dalle finestre di vetro: si superavano quelle
strutture di tradizione medievale, che parevano dominate dalla
paura di un assalto nemico e dall'arroccarsi nelle vie strette,
nelle case addossate fra loro, nel buio. I palazzi crescevano di
numero e spaziosit e talora i signori, anche a rischio di
fallire, riuscivano, sull'esempio dei sovrani e del classico
modello di edifici e giardini di Luigi quattordicesimo e di Luigi
quindicesimo a Versailles, presso Parigi, a innalzare castelli
d'uso pacifico e accoglienti ville sui loro fondi: accanto
sorgevano, come sempre, le baracche dei contadini, casupole di
inservienti e mastri artigiani, agglomerati di derelitti e magari
di delinquenti e vagabondi, a rendere tuttora insicure le classi
alte sia nelle campagne isolate che nelle sovrappopolate citt.
Proprio in citt nascevano intanto anche le prime case borghesi,
secondo una pianta priva di sfarzo, ma attenta ai servizi, gi
pi rispondenti ai nuovi criteri di privacy individuale, con la
biblioteca di studio per il professionista, l'ospitalit nel
salottino, l'indipendenza delle stanze da letto, l'alloggiamento
per la servit. Dunque una pianta a dimensione di famiglia: quella
che avanzando il Settecento era sempre meno una famiglia
patriarcale e nobiliare ed invece pi spesso famiglia borghese,
solitamente formata dalla convivenza di due generazioni soltanto.
Tutto ci nel cuore d'Europa, nei centri grandi e meno grandi.
Intorno, sopravvivevano vaste aree di ristagno, zone montane o
semipaludose evitate dalle strade maestre e dalla civilt: in
interi paesi, specialmente verso l'Oriente delle grandi pianure,
foreste, laghi o verso l'estremo Sud arido e marittimo, il mondo
pareva fermo. Ma appunto il mare e qualche fiume o canale, dove
non bastavano le strade, pur univa, accelerava anche qui i
percorsi, prometteva la vittoria del progresso, agevolando
mercanti e viaggiatori. Si imponevano proprio nel Settecento nuovi
tipi di nave, di velatura, di tecniche nautiche con largo uso di
metallo, a vantaggio di traffici d'alto mare e di maggior carico.
Nel corso del secolo il tonnellaggio lordo delle flotte mercantili
europee sembra sia salito da 2 milioni a 3 e mezzo: alla vigilia
della Rivoluzione francese l'Inghilterra utilizzava ormai 800 mila
tonnellate di navi, la Francia 700 mila, circa la stessa cifra
Olanda, Danimarca e Norvegia insieme.
Nel giro di tre generazioni, ogni cosa diveniva pi rapida,
cambiava pi in fretta. E come per recarsi da Londra a Manchester
non si impiegavano ormai 3 o 4 giorni, ma una giornata scarsa,
cos il secolo intero si era fatto, con impressionante
accelerazione, via via pi mobile, ricco di cambiamenti,
collegamenti, novit. Eppure n l'americano del 1770 n il
francese del 1785 sapevano ancora quali altre novit
rivoluzionarie sarebbero presto scoppiate nei loro paesi.
